Premio Letterario Paolo Lidestri_Anno 2019

PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PAOLO LIDESTRI- II^ Edizione – TUSA (Me) – Anno 2019

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Articolo di Francesco Caruso – Gennaio/Febbraio 2019

by admin

Bagattelle per un diploma

Per l’articolo di questo bimestre potevo pescare l’argomento – come sono solito fare- da quel pozzo di San Patrizio che sono le beghe, le sconcezze, le camilleriane minchiate, le indignazioni tartufesche e i voltafaccia indecorosi di cui da sempre la politica italiana è generosa cornucopia, ma per una volta ho deciso di resistere alla tentazione. Le ammalianti sirene del commento politico mi sussurrano in continuazione: “scrivi del premier trattato come uno zerbino a Strasburgo”, “scrivi dell’amore-odio M5-Lega”, “scrivi dell’autorizzazione a procedere per Salvini” “scrivi delle elezioni in Abruzzo” ecc., ma io come Leonida alle Termopili o le armate italiane sul Piave, non arretro. Segnalo soltanto che Calenda si sta rivelando per svariate ragioni, da uomo di idee sostanzialmente conservatrici, l’unico in grado di resuscitare un partito di sedicente sinistra (il PD), non ultimo per il fatto che sia stato l’unico esponente dell’opposizione cd. progressista (risate in sottofondo) a biasimare l’insulto rivolto da un parlamentare olandese al presidente del Consiglio Conte (“burattino”), mentre la fascinosa deputata Morani non ha trovato niente di meglio da dire, per controbattere, che ricordare gli insulti di Salvini a Renzi in occasione delle comparsate di quest’ultimo in Europa.
Comprendendo bene che sarebbe difficile spiegare all’ inappuntabile pasdaran renziana in tacchi a spillo la differenza tra un’offesa fatta da un politico italiano ad un altro politico italiano e un’offesa fatta da un politico straniero al capo del governo italiano e per giunta in presa diretta, passo oltre. Come pure passo oltre, invocando il salvacondotto della carità di patria, sul surreale dibattito dell’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, col PD che dopo aver sottratto al giudizio della magistratura fior di onorevoli mascalzoni, con ampia varietà di scelta tra corrotti e grassatori, indossa la tonaca di Bernardo Gui per una vicenda che odora a miglia di distanza di atto squisitamente politico e per giunta condiviso da tutto l’esecutivo gialloverde, Conte, Di Maio e Toninelli in testa.
Non sarà vano ricordare, a tale proposito, che se gli atti politici (rectius, le persone fisiche che li adottano) non sfuggono ovviamente all’occhio del giudice penale, di converso sono sottratti per legge a quello del giudice amministrativo (art. 31 R.D. 1054/1924, cd. TU Leggi Consiglio di Stato ,art. 7, c.1, Codice del processo amministrativo), a testimonianza della loro peculiare singolarità nel panorama delle vicende di diritto pubblico. E’scontato che il sequestro di esseri umani non potrà mai sottrarsi alla scure del codice Rocco, ma l’impedire per ragioni di ordine pubblico lo sbarco di stranieri irregolarmente approdati sul suolo italiano, a modestissimo parere di chi scrive sì, purché siano assicurati (cosa regolarmente avvenuta sulla Diciotti) l’assistenza medica, i generi alimentari e i presidi di igiene e benessere della persona. Ci si dimentica infatti sempre, in casi come questi, che per regola generale gli stranieri che si presentano ai valichi di frontiera privi dei requisiti richiesti dal T.U. Immigrazione per l’ingresso nel territorio dello Stato, per l’art. 10, co. 1, del medesimo T.U. (norma esistente fin dalla sua versione Turco-Napolitano) dovrebbero essere respinti immediatamente, cosa che da qualche anno non avviene praticamente mai grazie all’illuminato escamotage del “sono profugo”, in combinato disposto con la proverbiale capacità italica di mandare in vacca persino l’organizzazione di una pesca di beneficenza (ogni riferimento alla premiata ditta Buzzi&Carminati è fermamente voluto).
Ma lasciamo Matteo Salvini nel giardino di casa, impegnato nella costruzione dell’edicola votiva dei santi Letta e Renzi ( dove li trova altri due avversari politici che gli regalano il primo posto permanente nella hit parade del gradimento popolare?), e veniamo all’esimio Dott. Alberto Forchielli.
Chi è Alberto Forchielli? Chi segue le trasmissioni televisive di Giletti lo conosce bene, per tutti gli altri spieghiamo brevemente che è un dioscuro di Oscar Farinetti, ossia un imprenditore che pontifica di economia dall’alto delle sue indubbie competenze e del suo successo imprenditoriale, distribuendo gratis in tv pillole di erudizione finanziaria. E fin qui niente male, Forchielli è personaggio davvero di successo nel suo ramo, con conoscenze e apprezzamenti internazionali di alto livello. Quello che si obietta al Dott. Forchielli è la sua entusiastica adesione, rivelata all’universo mondo nel corso di una delle ultime puntate di Non è l’Arena, a quella congrega liberista, francamente ormai alquanto barbogia e pedante, che pretende di risolvere i problemi occupazionali dei giovani italiani spedendoli tutti a studiare discipline tecniche e scientifiche. E’ noto infatti agli spettatori della 7 e non solo , anche per l’eco mediatica che ha avuto l’episodio nei giorni successivi, la reazione scomposta e per molti versi comica del guru in questione alla notizia che una delle ospiti in studio, una ragazza disoccupata, possedeva – horrendum auditu –una indecorosa laurea col massimo dei voti in scienze politiche, per giunta aggravata da master e specializzazioni varie con cui la giovane, evidentemente incapace di redimersi con le sue sole forze, ha voluto lardellarla. Alla notizia, il bel faccione emiliano di Forchielli è infatti letteralmente esploso, o quasi. Ha cominciato ad agitarsi sulla sedia, col viso deformato dal dolore come se tenesse un pipistrello nelle mutande e con entrambe le mani – mute e sgomenti spettatrici della tragedia – sui capelli che non ha, emettendo infine, sconsolato e affranto, la voce rotta dall’emozione, il suo insindacabile editto bulgaro sulla povera facoltà di Scienze politiche: “E’ da una vita che vado ripetendo che studiare Scienze politiche e Giurisprudenza non serve a niente”.
Cancellava così, con un colpo di spugna e per fermarci al cortile di casa, la nobile schiatta di scienziati della politica che hanno segnato la Storia d’Italia dal rinascimento ad oggi: Machiavelli, Guicciardini, Sarpi, Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto, Norberto Bobbio … Tutti perdigiorno che avrebbero impiegato meglio il loro tempo andando dietro a turbine idrauliche, ponti sospesi, algoritmi e diagrammi macroeconomici, invece di scassare i cabbasisi con elucubrazioni cervellotiche sulle migliori forme di governo. Per non parlare poi di quegli azzeccagarbugli spacca capello dei giuristi, che Dio ce ne scampi.
Di contro, nemmeno un cenno a letterati, storici e filosofi, fino a poco tempo addietro i preferiti dagli strali dei santoni della scuola-azienda: quelli Forchielli li ha già seppelliti da un pezzo e ormai ne parla solo a tavola con gli amici quando il discorso cade sull’archeologia.
Sorge il legittimo sospetto, a questo punto, che la società sognata dai Forchielli e dai loro proseliti non si discosti poi molto delle società evocate nei romanzi distopici di scrittori come Aldous Huxley, George Orwell e Ray Bradbury. Soprattutto il primo, il visionario autore del Mondo nuovo, con quel modello di consorzio umano dove l’automobile e il suo inventore sono elevati a religione di Stato, sembra il nume tutelare del forchiellismo, il faro nella notte che illumina il cammino di chi vorrebbe davvero ridurre l’individuo a ciò che mangia e niente più. Un essere riportato agli albori della sua evoluzione e ridotto a primate di produzione e riproduzione, infallibile nel progettare una fusione societaria ma incapace di distinguere una crosta da un capolavoro di Rembrandt e il verso di un poetastro da una lirica di Gozzano.
Ma mettendo da parte per un attimo pianti e alti lai per la scarsa considerazione di cui oggi gode la conoscenza umanistica, sarebbe curioso sapere dal profeta della scuola utile se avrebbe il coraggio di iscrivere a ingegneria elettronica un figlio che al liceo prende quattro in matematica e nove in italiano. Perché sa, Forchielli, tra le debolezze umane che le sue infallibili ricette economiche e di strategia industriale non riusciranno mai a domare, ne esistono un paio più ostinatamente refrattarie al telecomando: le attitudini e le passioni.

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