Articolo di Francesco Caruso – Aprile 2017

Questo articolo è nato nel mese scorso sull’onda degli incidenti avvenuti a Napoli in occasione della visita del leader leghista. Meditavo da tempo uno scritto del genere, ma c’è voluta quella mezza sospensione di un diritto costituzionale che si stava per perpetrare nel capoluogo partenopeo perché il testo prendesse vita.
Pubblicato sul blog del Cannocchiale “Il rompiscatole” e contestualmente inviato a Concita De Gregorio, è stato ospitato il 30 marzo scorso nello spazio delle lettere che la brava giornalista di Repubblica tiene quotidianamente nell’ edizione online della testata capitolina (http://invececoncita.blogautore.repubblica.it/tema/lettere/). All’annuncio via mail dell’avvenuta pubblicazione, la De Gregorio ha aggiunto il commento “un punto di vista originale”, che nel linguaggio di certo giornalismo d’alto lignaggio significa in genere “non condivido la tua opinione ma riconosco che l’argomenti in modo intrigante” (faccina col sorriso).
Infine un’avvertenza: la versione qua riportata è quella originale. Quella pubblicata sul blog di Repubblica presenta piccoli, certamente necessari e insignificanti ritocchi (tra cui la parziale modifica del titolo, con un “perché” iniziale che lo ha reso un po’ meno provocatorio) nonché il taglio di un intero periodo la cui “sopravvivenza”, a un mese dagli eventi di Napoli, sarebbe risultata senza dubbio di scarso interesse e attualità.

Io sto con Salvini

Stupisce sempre più in questo Paese la capacità di non stupirsi più di nulla. L’esponente di una forza politica che raccoglie il 13 per cento dei consensi decide di mutare la stessa filosofia di fondo del proprio partito, trasformandolo da indipendentista e regionalista in sovranista e aperto al confronto con la società civile di tutta l’Italia, e improvvisamente diventa il bersaglio dei peggiori fascismi rossi del Paese, delle penne al curaro più letali del giornalismo nazionale e del rutilante caravanserraglio dell’anti-razzismo da poltrona un tanto al chilo, quel coacervo di gruppi, associazioni, movimenti, parrocchie e singoli in servizio permanente effettivo dai tempi di Romolo e Remo.
Violente manifestazioni di protesta ad ogni apparizione dell’interessato – fosse solo una locandina con la foto dell’untore – tafferugli con la Polizia, tetri auspici di trapassi a miglior vita da parte di “democratici” difensori della Vera Fede, dichiarazioni di fuoco di avversari politici che non lesinano al malcapitato un colorito campionario di sarcasmi, offese, proposte di esilio ad libitum, damnatio memoriae o peggio.
Ovviamente l’obiettivo di cotanto astio ci ha messo spesso anche tanto di suo per attirare tutte queste affettuose attenzioni: sovente ricorre ad un linguaggio grezzo, propone soluzioni semplicistiche e acciabattate per problemi molto più complessi delle ruspe con le quali vorrebbe risolverli, indulge eccessivamente nel voler privilegiare il dialogo con la “pancia” del proprio elettorato e trasmette di continuo l’impressione di essere un politico “orbanista” senza il supporto di quel “sistema frenante” che- bene o male- ancora resiste in Ungheria nelle istituzioni e tra la pubblica opinione.
Tuttavia, va dato atto onestamente che se le forme con cui riveste i suoi ragionamenti sono profondamente irritanti, quando non addirittura repellenti , la sostanza spesso è in linea con le posizioni di statisti e intellettuali universalmente reputati meritevoli del bollino di qualità del “politically correct”.
Depurato dagli insulti, dalle rodomontate, dalle venature razziste e xenofobe, l’Lp ideologico di Salvini infatti contiene in sostanza le seguenti “canzoni”:
1.tutta l’Africa a casa non possiamo prendercela e dunque va attuato al più presto un sistema di controlli e selezioni che garantisca in tempi rapidi l’asilo a chi ne ha diritto e il rimpatrio a chi non ce l’ha. Una posizione in linea con quanto prevede il nostro T.U. Immigrazione (mica il Mein Kampf), gli organismi comunitari e gli orientamenti dell’attuale esecutivo;
2.l’Ue del 2017 non è unione di popoli ma consorzio di lobby finanziarie- loro sì facilmente affratellabili in nome del comune interesse- attente alla lunghezza dei cetrioli e agli zero virgola dei conti pubblici, con un arcigno body guard (la Germania) a vigilare occhiutamente sul rispetto dei loro ukase. Una visione delle cose identica a quella di politici come Fassina e Fratoianni;
3.i campi nomadi rappresentano quasi sempre un grosso focolaio di grane per i territori che li ospitano, inutile nasconderselo. Al netto di ruspe e asfaltatrici, pertanto, qua Salvini solleva e mette al centro dell’attenzione una urgenza sociale e di ordine pubblico che non si può più far finta di non vedere, celandola dietro i soliti proclami ecumenici o le foto di gruppo con le donne rom.
Cosa c’è di fascista, nazista, xenofobo, klingoniano o rettiliano in tutto ciò, dopo averlo sfrondato delle nequizie lessicali con cui Salvini è uso orpellarlo?
Una beata emme, come direbbe il buon Cetto. Nulla.
Ma questa beata emme per qualcuno è l’occasione per mettere a ferro e fuoco una città, aggredire i tutori dell’ordine, occupare – col beneplacito di un certo sindaco con la bandana troppo spesso fuori binario – un luogo pubblico, tentare di impedire rumorosamente ad un leader politico di esprimere le proprie opinioni e a chi lo desidera di ascoltarle, alla faccia di quella democrazia di cui si sono autonominati sommi sacerdoti.
Se questo è il salvifico antisalvinismo, possiamo star certi che Salvini ha davanti a sé un luminoso orizzonte politico.
Se questo è il salvifico antisalvinismo io, come Pasolini nel 68 , sto con Salvini.
Sto con Salvini perché le museruole, le aggressioni e i linciaggi a chi non la pensava allo stesso modo sono stati l’arsenale ideologico di certi figuri in camicia nera e manganello, e io con loro o con chi agisce come loro non ci starò mai.
Sto con Salvini contro una congrega di annoiati figli di papà, marxisti immaginari, che tra vent’anni saranno seduti sugli scanni in pelle umana dei loro genitori. Vista parco.
Sto con Salvini contro il giacobinismo ottuso delle patenti di democrazia e degli esami del sangue.
Sto con Salvini e sto con Minniti, in una parola sto col pluralismo delle idee e con chi lo difende.
Sto con Salvini perché, da elettore di sinistra, preferisco una Lega nazionale ad una Lega che voleva piegare il tricolore ad usi poco consoni alla dignità del drappo.
Sto con Salvini perché siciliano e socialista liberale, parto di una terra che alleva da sempre i suoi figli a pane e tolleranza e di una cultura politica che, al contrario di altre, ha nel rispetto dell’avversario uno dei suoi pochi, imprescindibili dogmi.