Articolo di Francesco Caruso – Dicembre 2017

Allarmi, siam scimunisti

“Il peggior modo per dissuadere qualcuno dal diventare fascista è quello di proibirglielo per legge…”. Massimo Fini

Da suo elettore, seppur parecchio eretico, conosco bene i miei polli e so bene, dunque, che uno dei vezzi e dei “trombazzi” (per dirla con Fosco Maraini) della sinistra è quello di inventarsi dei pericoli per la democrazia quando ha qualcosa da farsi perdonare dai cittadini.
Poiché di cose da farsi perdonare dai cittadini attualmente la sinistra ne ha parecchie, ecco che vengono prontamente in suo soccorso il pericolo fascista (un evergreen) e quello xenofobo, ovviamente affratellati nel comune obiettivo di attentare alle istituzioni democratiche del nostro Paese e a quella Costituzione nata dalla Resistenza che ne è baluardo e garanzia.
La sedicente, micidiale minaccia sarebbe portata avanti da gruppi e gruppuscoli della galassia neonazista e neofascista attivi da anni ma che solo ultimamente, a detta dei soloni della libertà, avrebbero pericolosamente rialzato la testa, raccogliendo attorno ad essi e alle loro deliranti idee il malessere delle periferie e dei tanti italiani atterrati dalla crisi economica.
In un crescendo rossiniano di allarmismi, chiamate a raccolta, cortei, convegni, interventi televisivi, appelli, interviste e articoli, quel favoloso mondo di Amelie, tanto colorato e ciarliero quanto inconsistente, che oggi ama definirsi “sinistra” ma che è soltanto un ircocervo mal riuscito, un raccapricciante incrocio fra turbocapitalismo e sacrestia o fra sacrestia e reducismo sessantottino, alla fine ha ottenuto la conquista della prima pagina dei giornali e dei notiziari televisivi.
Obiettivo raggiunto, sinistra finalmente riunita (e figurarsi se la corte dei miracoli della sinistra estrema si lasciava scappare l’occasione di una bella marcia antifascista, vero e proprio ricostituente per lo spirito ed il corpo del sinistro di sinistra) e una generosa spolverata di impegno civile. What else?
Peccato però per gli sghignazzi e le pernacchie di quella varia umanità debosciata e instupidita da troppi smartphone e grandi fratelli che sui social o sui siti dei maggiori quotidiani ha sostanzialmente svillaneggiato l’iniziativa.
Gente ingrata e soprattutto cieca, incapace di accorgersi del nemico alle porte e di apprezzare lo spirito partigiano di chi invece il nemico lo vede bene anche da lontano? Piuttosto gente saggia e avveduta, direi, di quella saggezza bertoldiana tipica delle popolazioni italiche, che sanno tirar fuori al momento giusto l’anima contadina e riconoscere a naso (fatta salva qualche eccezione) cazzate e cazzari. Dentro un nostro compatriota, infatti, si cela quasi sempre un nonno o un bisnonno che odorava di terra o di armenti e a quelli- friulani o siciliani che fossero – per le terga non li prendevi facilmente, benché il più delle volte non sapessero nemmeno scrivere il proprio nome di battesimo.
Pertanto, nonostante il battage del giornalismo ciambellano e dell’empireo intellettuale di area, la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica – di qualsiasi orientamento politico – stavolta pare che non l’abbia bevuta. E non l’ha bevuta perché i temibili rigurgiti reazionari di brutalità e intolleranza che si sarebbero guadagnati l’onore di una imponente marcia antifascista (le marce antifasciste sono imponenti per antonomasia) consisterebbero nella sfilata ridicola di quattro gatti color orbace sotto le finestre di Repubblica e nell’irruzione di altri quattro felini a due zampe dello stesso colore all’interno di uno spazio pubblico per leggere un comunicato e andar via senza aver rotto neppure uno snowglobe da un euro col pupazzo di neve dentro. Se l’intrusione l’avessero fatta i loro progenitori degli anni settanta, la conta delle teste e delle ossa spaccate avrebbe messo in imbarazzo un docente universitario di matematica. Per non parlare poi dei camerati specializzati nel mettere bombe sui treni e nelle piazze o nell’organizzare golpe militari.
Quelli sì – Ecclesiaste alla mano – che erano tempi di sfilate oceaniche per difendere la Costituzione e gridare con orgoglio il ripudio di ogni fascismo. Questi invece sono i tempi delle “finestre di Overton” e delle informazioni gonfiate con gli estrogeni o propalate furbescamente per occultare i propri fallimenti e la propria incapacità di risolvere le urgenze dei cittadini.
Buon Natale.

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