Articolo di Francesco Caruso Luglio/Agosto 2019

RICOMINCIAMO

Chi fa i conti senza l’oste gli conviene farli due volte (proverbio)

C’è in giro sulla Rete un collage fotografico del solito, meraviglioso Osho in cui un Di Maio stizzito fa presente a Salvini che il distacco della spina l’ha voluto lui, mentre a sua volta il ministro dell’Interno, con aria contrita, si giustifica attribuendo la sua decisione di por fine all’esperienza dell’esecutivo “del cambiamento” ai troppi mojto trangugiati in spiaggia tra un ballo sulla pedana del lido e un ‘occhiata acquosa al sedere delle cubiste.
Per quanto apparentemente surreale, alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni e delle ultime ore questa immagine è in fondo la plastica rappresentazione dell’attuale situazione politica italiana, con un PD e un M5S che stanno tentando di avviare , pur tra mille dubbi, divisioni e irrigidimenti, un dialogo che possa prolungare la vita alla legislatura col varo di un nuovo governo giallorosso e un Salvini che invece continua a lanciare rose e messaggi d’amore all’ex alleato per indurlo a replicare l’esperienza del governo gialloverde.
Non è difficile, a questo punto, immaginare il marziano di Ennio Flaiano presentarsi al primo presidio sanitario di igiene mentale in compagnia dell’extraterrestre di Walter Tevis e impetrare per entrambi il ricovero in corsia. Quello che è accaduto e sta accadendo nella politica italiana dal 9 agosto ad oggi è, infatti, qualcosa che appartiene a pieno titolo agli ambiti del paranormale.
Un vice premier e ministro dell’Interno che all’improvviso, tra un papeete e l’altro, forse mal consigliato dalla calura agostana e da qualcuno dei suoi “colonnelli”, certamente imbaldanzito oltre misura da tweet, selfie e sondaggi, decide – senza neppure la foglia di fico di un preventivo “dispaccio di Elms” – di presentare la mozione di sfiducia nei confronti del proprio presidente del Consiglio, aprendo così una crisi estremamente pericolosa visti gli appuntamenti decisivi che attendono l’Italia nei prossimi mesi, in primo luogo la manovra per evitare gli aumenti dell’I.V.A.
Un Matteo Renzi che subito dopo, temendo le elezioni anticipate (logico esito dell’eventuale impossibilità di formare una nuova maggioranza) e la possibilità che esse possano offrire a Zingaretti il destro per far piazza pulita nel nuovo parlamento delle truppe cammellate renziane che attualmente vi bivaccano ottime e abbondanti, dimentica all’improvviso (udite udite) anni di reciproci insulti, pernacchie e contumelie con i ragazzacci del M5S, dichiarandosi favorevole al varo di un esecutivo PD-M5S e confermando che in politica non esistono opinioni ma soltanto occasioni.
Un Matteo Salvini che, smaltiti i mojito, si risveglia dal sogno e si ritrova sull’orlo di un incubo: l’alleanza che non t’aspetti nemmeno nelle barzellette rischia, contro ogni logica e previsione, di inverarsi e mandare in soffitta per 3 anni i “pieni poteri” tanto agognati e tanto reclamati a viva voce nel corso delle ultime “adunate oceaniche” di piazza.
Uno Zingaretti più confuso che persuaso che dà l’ok all’avvio del confronto coi 5S ma che, memore di appartenere ad un partito tanto glorioso quanto spocchioso e supponente (nessuno è perfetto, nè persone né formazioni sociali), pone delle precondizioni talmente dure ai grillini (tra cui l’abolizione dei due decreti sicurezza e, soprattutto, rinvio del taglio dei parlamentari) che al confronto l’ultimatum dell’Austria alla Serbia pare l’invito per il the delle 5.
Un Luigi Di Maio confuso e basta che ora teme per la solidità della propria cadrega, minacciata dai Fico boys, che tutta sta voglia di sposare il PD non ce l’ha per niente (è notoria l’allergia del leader 5S nei confronti del Nazareno) e che, come un fidanzato ancora innamorato dell’ex, si sta avviando pieno di dubbi e rimorsi all’altare del matrimonio con Zingaretti, per nulla insensibile alle sirene che da via Bellerio continuano a sussurargli la famosa canzone di Adriano Pappalardo “Ricominciamo”.
Un Mattarella, infine, talmente stufo di doversi confrontare con situazioni e personaggi più consoni ai palcoscenici teatrali che al proscenio della politica, che probabilmente non vede l’ora di rientrare nella sua Palermo e concedersi un benefico e liberatorio, ancorché sconveniente data l’autorevolezza della carica, tuffo nella goduria plebea di un panino con panelle e accompagnamento di gazzosa.
Eppure in tutto questo confuso buglione di incontri e telefonate, ritirate e avanzate, proposte indecenti e irrigidimenti virginali, se c’è un partito che dovrebbe far festa e sparare i mortaretti sono proprio i 5S, i quali oggi sono nella posizione invidiabile di poter dettare l’agenda sia all’amante che al coniuge, ossia al PD e alla Lega, minacciando l’uno o l’altro (a seconda di chi alla fine sceglieranno per il prossimo governo) di mollarli e sostituirli nel talamo qualora non si dovessero realizzare i punti nodali del loro programma. Chi l’avrebbe mai detto dopo la batosta delle europee?
Per quanto riguarda Salvini, se dovesse andare in porto la nascente liason tra il partito di Zingaretti e quello di Di Maio, con conseguente allontanamento di quelle elezioni politiche anticipate su cui tanto faceva affidamento, l’unica speranza che ha di tenere alti i sondaggi e certo il trionfo quando si tornerà a votare, è che il PD imponga a Di Maio un cambio nelle politiche migratorie tale da far rivedere agli italiani quegli sbarchi settimanali di migliaia di immigrati ai quali si erano ormai disabituati.
Conoscendo il PD, siamo certi che questa corbelleria non se la farà mancare di sicuro.