Articolo di Francesco Caruso -Maggio/Giugno 2019

Antigone a la carte

Ho aspettato fino all’ultimo per scrivere l’articolo del bimestre Maggio – Giugno, poi è arrivata la vicenda Sea Watch e, a scarrozzo, l’ennesimo atto di coglioneria collettiva della sinistra e dei suoi simpatizzanti. C’era dunque, servito su un piatto d’argento, lo spunto per l’ennesimo grido di dolore verso le scelte demenziali di partiti e orientamenti politici che stanno scavando, con pervicace ostinazione e laboriosità degna del miglior Stakanov, fondamenta sempre più solide al potere della destra nazionale, regalandogli almeno un altro decennio di pacchia e sondaggi bulgari.

Ma domenica scorsa,  dopo aver letto il fondo di Travaglio sul FQ online ( Le due curve sud, https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/…/le-due-curve-sud/5291057/), ho capito che sarebbe stato inutile scrivere anche un solo rigo sull’episodio : aveva già detto tutto l’allievo di Montanelli, con la solita chiarezza espositiva, lucidità e profondità di analisi che solo i buoni allievi di Montanelli possiedono. Di mio mi riservo solo una annotazione sulla facilità con cui oggigiorno si invoca Antigone ogni volta che una legge non ci piace, malgrado anche su questo punto Travaglio abbia detto la sua (ovviamente molto meglio del sottoscritto): Antigone si invoca nella Germania di Hitler o nel Cile di Pinochet, non nei Paesi democratici. Di questo passo, andrebbe giustificato anche chi non paga le tasse perché non ha i soldi per pagarle o chi si costruisce una casa abusiva perché non ha un tetto sulla testa e il Comune non vuole rilasciargli il permesso di costruire. Nel mondo dell’Antigone a chiamata, poi, non sarebbe nemmeno necessario non avere davvero i soldi o avere l’urgenza del tetto. Basterebbe semplicemente affermarlo, invocando l’eroina della tragedia sofoclea.

Tuttavia conosciamo a memoria le giaculatorie della sinistra quando si parla di evasori (di necessità o meno) e di abusivi (di necessità o meno): lì Antigone e condoni non vanno (giustamente) bene; vanno bene solo quando si parla di immigrati. Siamo dunque di fronte ad uno strabismo valoriale e giuridico che fa pari e patta con quello della destra su evasori (specie se grandi) ed abusivi (grandi o piccoli che siano), ma è uno strabismo che non provoca (come dovrebbe) alcun prurito di vergogna nelle epidermidi di Fratoianni, Zingaretti e compagnia cantante. Lo provoca però nell’opinione pubblica (anche di sinistra) e così dentro l’urna sono poi dolori. Per la galassia progressista però è l’opinione pubblica che sbaglia, ammaliata dalle sirene xenofobe. Un caso  di circonvenzione di incapace di massa, insomma.

Che le cose però non stiano esattamente così e per motivi detti e ridetti centinaia di volte, l’aveva capito perfettamente un comunista doc come Minniti, figlio di una generazione che aveva letto Marx e le sue considerazioni sull’immigrazione dei lavoratori irlandesi in Inghilterra a metà ottocento. Ma Minniti è stato spostato da tempo – manu militari – dalla lavagna dei progressisti a quella dei nipotini di Julius Evola, riducendolo così al silenzio o all’abiura per paura della damnatio memoriae. E in ogni caso…diciamocelo francamente…oggi chi lo legge Marx?