Articolo di Francesco Caruso Aprile-Maggio-Giugno 2020

Il ridicolo tra noi

La vita è sogno, diceva Calderon de La Barca, senza precisare però che qualche volta può pure essere tragedia o barzelletta.
Se così è, possiamo affermare senza tema di smentita che la proteiformità della vita umana, nel corso della spaventosa vicenda pandemica che il mondo sta vivendo, nel nostro Paese di certo si è già manifestata in tutte e tre le sue forme.

E’ stata, infatti, e continua ad essere tragedia, immane e devastante tragedia, dentro i centri di rianimazione e nelle bare trasportate al cimitero dai camion dell’esercito.
E’ stata e continua ad essere sogno nelle numerose iniziative di solidarietà di associazioni e singoli cittadini, nate spontaneamente in tutta Italia, verso chi ha dovuto chiudere la propria attività, ha perso il lavoro o si trova comunque ,a causa del lockdown imposto dal governo, in gravi difficoltà economiche.E’ stata e continua ad essere, tuttavia, anche barzelletta nelle dichiarazioni di certi giornalisti e di certi politici (Borgonovo della Verità – giornale di riferimento di un noto ex vice premier invocante i pieni poteri – che si lamenta dell’autoritarismo di Conte, è una roba da lasciare senza munizioni pure la Mastercard…), nelle iniziative velleitarie, estemporanee  e, diciamolo, spesso anche latamente eversive di certi “governatori” e , non ultimo, nella pletorica e disordinata produzione di regolamenti, ordinanze e circolari vomitati quasi quotidianamente da governo, regioni e comuni. Una bulimia normativa che ha generato spesso confusione, imbarazzo, incertezze interpretative (la famosa questione dei congiunti e degli affetti stabili nel DPCM fase 2) e financo capziosità ragionieristiche spesso di involontario, comico effetto (l’elenco minuzioso delle attività economiche da chiudere o da riaprire riportato degli allegati ai DPCM o l’elenco minuzioso di ciò che i cittadini potevano o non potevano fare).

Sorvolando sulle corbellerie emanate compulsivamente, durante questi ultimi mesi di passione, dagli organi vocali di giornalisti, politici, opinionisti e ogni tanto pure di medici ed epidemiologi, e volendo invece concentrare la nostra attenzione sul ridicolo dei palazzi istituzionali, davanti alla rivolta e alle iniziative dei presidenti delle regioni, convinti che la riforma del Titolo V della Costituzione abbia trasformato i territori che governano in pezzi di Italia dove la legge dello Stato non protegge più, perché bastano e avanzano le manzoniana grida del balivo di turno, la modesta proposta che chi scrive rivolge a chi di dovere sarebbe quella di mandare in discarica, senza rimpianti, la riforma del Titolo V della Costituzione, che – insieme al dioscuro TUEL – “infiniti lutti addusse” da quando è entrata in vigore, e tirar fuori dagli armadi il cd. Progetto 80 , un progetto elaborato oltre 40 anni fa dalla Società geografica italiana che prevedeva l’abolizione delle regioni e il ripristino delle province, ridotte però a 35 e con “unghie” decisamente più limate rispetto a quelle delle attuali regioni, a partire da consigli, consiglieri, consigliori, consiglieri di consiglieri e gettoni di presenza.

Così si spazzerebbero via in un colpo solo – si spera, in Italia mai dare certe cose per scontate – i ciucci di amici, parenti e società collegate, la massa debordante di sciupii e spese inutili, la mole sempre generosa di prebende e sinecure, le pretese “catalane” di certi governatori.
Perché l’autonomia è una cosa affatto seria, i sangiaccati un’altra niente affatto seria e non è un Paese normale quello dove il governo, per bloccare un’ ordinanza regionale che viola palesemente le leggi dello Stato (ricordiamo che l’art. 3, comma primo, del DL 19 /2020 ha stabilito che, in tema di obblighi e divieti anti Covid-19, i DPCM prevalgono sulle ordinanze regionali, le quali possono introdurre soltanto disposizioni più restrittive), è costretto a rivolgersi alla magistratura amministrativa, senza poter annullare direttamente il provvedimento dell’ente intermedio.

Altrimenti ci dicano chiaramente che questo Paese è ad un passo dal ritornare a Franceschiello, Cecco Beppe, Papa Re e granduchi di Toscana e noi qua in Sicilia, dove la dominazione borbonica non è mai stata molto gradita, proveremo a richiamare arabi e normanni…