Articolo di Francesco Caruso-Novembre 2017

Etica dei principi ed etica delle responsabilità.

Le elezioni siciliane che ieri hanno visto il trionfo di Nello Musumeci, candidato di una proteiforme, inquinata e anche un po’ sguaiata coalizione di centrodestra, probabilmente hanno suonato le campane a morto per la sinistra italiana. Come formiche impazzite dopo un attacco al formicaio, è quindi puntualmente iniziato tra i progressisti il correre angosciato qua e là alla ricerca del rifugio perduto e lo scambio incrociato di accuse, veleni e villanie alla ricerca del colpevole.
Che però non c’è e non c’è mai stato. O meglio, c’è ma non si dice. Perché il colpevole è la sinistra stessa. Tutta, governativa e alternativa, riformista e radicale. E’ la sinistra in Italia la migliore alleata della destra, quella che la rimette puntualmente in pista ogni volta che deraglia. E’ inutile puntare l’indice ossuto e ungulato su questo o su quello. Non si perde per colpa di Grasso, di Crocetta, di Orlando, di Renzi o di Pisapia. Ognuno di loro oggi perderebbe comunque e quale che fosse l’alchimia sortita dai laboratori o la sintesi felice degli apporti. E’ il programma ad essere fallace e lo è ab origine.
Cerco di spiegarmi meglio. La fola più diffusa a livello di media è quella secondo la quale la sinistra perde perché è disunita. Calcoli alla mano, attualmente la sinistra perderebbe anche se, con l’aiuto di padre Pio e qualche altro paio di santi, riuscisse a mettere insieme tutti i cocci che la compongono, dai comunisti leninisti all’ala cattolico-liberale del Pd.
Altra fola molto gettonata tra gli opinionisti è quella secondo la quale il Pd renziano, con le sue politiche economiche e sociali troppo vicine ai desiderata di industria e finanza (job act e compagnia danzante), avrebbe snaturato il partito, inducendo all’astensionismo molti suoi elettori o addirittura regalando voti e cabina di comando alla destra sociale e ai cinque stelle. Se così fosse, la sinistra radicale e quella scissionista fuoriuscita dal PD dovrebbero avere percentuali di consenso a due cifre. Ma così non è, tutt’altro anzi.
La verità è un’altra: la sinistra è perdente perché ha fatto sì la destra in tema di lavoro ed economia, facendo però al contempo la sinistra dove decenza, malumori diffusi della popolazione e buon senso avrebbero dovuto suggerirle di fare la destra.
Mi riferisco a temi delicati come immigrazione, sicurezza, difesa del made in Italy, genuflessioni sconce verso il mandarinato economico-finanziario della Ue. Tutti rigori fischiati a favore del centro-destra e dei 5S, malgrado l’ambiguità che da sempre distingue questi ultimi e che non consente loro, con l’elettorato “maculato” che si ritrovano, prese di posizione risolute su alcun argomento.
Ma andiamo con ordine.
Immigrazione: il popolo di sinistra è accogliente ma non è fesso. Una media di circa 2.500 africani a settimana sbarcati in Italia dal 2011 ad oggi e distribuiti alla meno peggio, con tutto il cascame di degrado, conflittualità tra poveri, aumento dell’accattonaggio molesto e della criminalità predatoria che inevitabilmente un simile ed epocale trasloco di esseri umani si porta appresso, può far felici la Conferenza episcopale, i Saviano, le Boldrini e le frange estreme della galassia ribellista ed anarcoide, ma non certo la stragrande maggioranza degli elettori di sinistra, consapevole che con un simile andazzo alla fine stan male tutti, autoctoni e non. Prova ne sia che Minniti, ossia l’unico politico di sinistra che abbia cercato di porre un freno al fenomeno, da mesi è  saldamente in testa al gradimento degli italiani, peraltro con grande scorno dell’intellighenzia politica, giornalistica e culturale della sua stessa area ideologica, che infatti  non gli ha risparmiato insulti ignobili e grottesche accuse di neofascismo.
Forse anche Renzi, nonostante le radici cattoliche, sull’immigrazione l’ha sempre pensata come l’attuale inquilino del Viminale, ovvero accoglienza sì ma con limiti e regole. Peccato tuttavia che per anni abbia fatto finta di pensarla come papa Francesco, nell’illusoria speranza di scambiare l’accoglienza illimitata dei migranti con macroscopiche chiusure d’occhio della Ue sui malconci conti pubblici nazionali.
Accogliere e far stazionare stabilmente in Italia migliaia e migliaia di stranieri indigenti, in barba alle norme del nostro ordinamento, è un qualcosa che potrebbe funzionare qualora i rimpatri di chi non ha diritto a restare (l’80 per cento circa di coloro che sbarcano in Italia) funzionassero come funzionano gli arrivi. Sappiamo bene invece che chi si spaccia per profugo senza esserlo davvero ha la garanzia di almeno tre anni di vitto e alloggio nel centro d’accoglienza e poi, male che vada (ossia a ricorsi esauriti), la garanzia che il provvedimento d’espulsione resterà praticamente ed eternamente inattuato.
Se la sinistra italiana su una questione incendiaria come questa fosse scesa per tempo dalle nuvole e avesse detto chiaro e tondo al Vaticano che su certe faccende la politica non può ragionare come i preti, forse l’opinione pubblica nazionale non ne avrebbe oggi una così pessima opinione.
Le riflessioni svolte in tema di immigrazione si possono poi tranquillamente applicare anche alle altre questioni cui si è accennato all’inizio: pensiamo ad esempio alla sicurezza, dove invece di concionare sui massimi sistemi, come la (incontestabile, ovviamente) sacralità della vita di tutti gli individui, e liquidare il problema come percezione di insicurezza figlia degli  organi di informazione e della propaganda reazionaria, la sinistra italiana avrebbe dovuto cominciare a chiedersi il perché oggi la gente senta la necessità di armarsi per contrastare il dilagante e devastante (per le esistenze delle famiglie) fenomeno dei furti in abitazione; oppure pensiamo ancora alla difesa della produzione nazionale, annientata in quest’ultimo ventennio dalla concorrenza senza regole e senza palizzate di realtà come Cina, Nordafrica o Europa dell’est, una fonte di malumore collettivo lasciata tutta in mano ai Di Maio e ai Salvini con il pretesto che ogni refolo di sovranismo sarebbe sempre e comunque il male assoluto.
Sono questi tutti argomenti dove si registra da tempo uno scollamento significativo tra ciò che la gente vorrebbe e ciò che la politica di sinistra persegue. Nel bel libro di Francesco Piccolo “Il desiderio di essere come tutti” c’è un passo dove l’autore richiama la distinzione weberiana tra etica dei principi ed etica delle responsabilità. Ecco, la sinistra italiana – esclusi i pochi Minniti in circolazione – da qualche anno a questa parte pare essersi intestardita a voler seguire ciecamente l’etica dei principi anche laddove sarebbe stato opportuno che avesse seguito ogni tanto l’etica delle responsabilità.

Leave a reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>