Articolo di Francesco Caruso Novembre/Dicembre 2019

Togliere il contante non servirà a nulla

Sì, lo so: dopo questo titolo, l’appellativo più analgesico che mi beccherò sarà quello di amico degli evasori. Per non parlare poi di quelli che cominceranno a proporre per il sottoscritto l’introduzione del reato di concorso esterno in evasione fiscale. Tutti i lavoratori dipendenti affiggeranno il mio ritratto in ufficio per esercitarsi nel tiro con le freccette mentre le associazioni sindacali di categoria organizzeranno roghi di piazza di fantocci aventi le mie fattezze.
Sì, lo so: vengo da sinistra e a sinistra lotta all’evasione e abolizione del contante da tempo sono totem oggetto di sconfinata venerazione, quasi pari a quella nutrita per migranti e (pessime) riforme della scuola. Vengo da sinistra e perciò non dovrei permettermi simili apostasie. Se fossimo ancora ai tempi dell’Ancient Regime, probabilmente mi toccherebbe come minimo il supplizio della ruota e finirei ridotto a spezzatino come Louis-Dominique Bourguignon, meglio noto come Cartouche, celebre ed efferato capo banda francese dell’età della Reggenza.
Sì, so tutto questo ma a mia discolpa davanti all’indignata platea dei progressisti nostrani (veri o presunti) ho due argomenti inconfutabili: il diritto tributario italiano e il popolo italiano.
Qualcuno si è mai preso la briga di studiare un testo di diritto tributario italiano? Bene, se l’evento non gli ha provocato danni cerebrali irreversibili , lo sventurato dovrebbe sapere ed essere in grado di confermare che è il nostro diritto tributario, accozzo inestricabile di norme, regolamenti e circolari in perenne tenzone tra loro (oltre che con il buon senso e la razionalità), il miglior amico dell’evasore, perché è noto anche ai bimbi dell’asilo che se evadi 100 oggi come minimo starai tranquillo per i successivi cinque anni, perché nessun controllo in genere sarà fatto prima dell’incombere della mannaia prescrizionale; dopo di che, se avrai avuto la sfortuna di incappare in un ispettore dell’Agenzia delle Entrate particolarmente solerte e fortunato, l’ordinamento ti offrirà diecimila scappatoie, fra sconti, bonari componimenti, accertamenti con adesione, transazioni, sospensioni della riscossione, compensazioni, rateazioni e chi più ne ha più ne metta. Manca solo l’omaggio del materasso ortopedico col set di cuscini e federe..
Cartina al tornasole di un sistema impazzito per la sua stessa, pervicace volontà di complicarsi l’esistenza invece di semplificarsela, l’ impianto finalistico su cui oggi poggia il diritto tributario tricolore si potrebbe definire col motto “pochi, maledetti e subito”. Tradotto: “ci hai fregati, io Stato lo so ma siccome non riuscirò mai a farti cacciare i denari dalle tasche, dammi quattro spicci e un panino e siamo pace…”
Talvolta però capita pure che il contribuente infedele (o presunto tale) non riesca a salire su nessuna delle tante scialuppe di salvataggio che puntualmente l’Erario patrio gli cala in mare.
Cosa fare in questi casi? Niente paura, c’è ancora Wonder Woman , ossia la Commissione tributaria, di primo e secondo grado, anche qui col suo immancabile codazzo di soluzioni alternative alla sentenza, espedienti giuridici che in nome del sacro ed inviolabile principio della deflazione processuale fan sì che alla fine l’evasione di 100 del 2014 diventi la lingua di menelicche spernacchiante del 2019…
Direte: cosa c’entra tutto questo con la tracciabilità dei pagamenti a mezzo POS? Non c’entrerebbe nulla se fossimo – che so – in Giappone, con il raro evasore (lì rigorosamente e soltanto “di necessità”) che, dopo aver appena commesso il fattaccio, corre a prendere la katana del nonno, ufficiale a Iwo Jima, per infilarsela nel petto. Invece siamo in Italia, culla di mascalzonaggini da asporto e callidità straccione a chilometro zero, dove al posto della massima flaianea “Tengo famiglia”, al centro del tricolore ci dovrebbe stare un più prosaico e meno piagnucoloso “Fesso chi paga” e dove per controllare le migliaia di movimenti giornalieri effettuati con la moneta elettronica, forse non servirebbe neppure dividere in due la popolazione italiana, bambini compresi: trenta milioni di controllati e trenta di controllori.
Mi pare sia chiaro a questo punto che, anche abolendo totalmente il contante, la maggior parte degli evasori quasi certamente continuerebbe imperterrita a nascondere al fisco tutto o parte delle proprie entrate, infischiandosene altamente della tracciabilità dei pagamenti e confidando nella ben nota lentezza bradipica della burocrazia italiana, nella farraginosità e permeabilità dei meccanismi di controllo, nei sempiterni condoni e, più in generale, in tutto quello che ci siamo inventati nel corso degli anni per sostenere lo sport nazionale di tanti nostri concittadini: il salto della regola.
In alternativa alla riduzione o all’abolizione tout court del contante, la fantasia dei riformatori in questi giorni si sta sbizzarrendo a proporre soluzioni decisamente più gradite di lotta all’evasione quali la deducibilità di tutto quello che si spende o la lotteria degli scontrini .
Il secondo escamotage ha la stessa filosofia di fondo dell’abolizione del contante e, dunque, le stesse pecche già viste, con in più la beffa di dover elargire i premi ai possessori degli scontrini vincenti. Il primo otterrebbe come unico risultato una proliferazione incontrollata di marioli del 740, perché all’idraulico che ci fa lo sconto sostanzioso sulla riparazione senza fattura (e che continuerebbe a farcelo anche con la deducibilità, semplicemente rendendo lo sconto più concorrenziale del rimborso dello Stato) si sommerebbe il finto cliente pronto a correre alla prima occasione dal vero idraulico per farsi rilasciare una fattura veramente fasulla per interventi mai fatti. E’ l’Italia, bellezza…
La possibile soluzione? Brutale, iniqua e poliziesca ma efficace: una preliminare cura da cavallo per la precettistica tributaria a base di dosi massicce di rasoio di Occam e, a seguire, tasse molto più basse per tutti ma galera, possibilmente in combinato-disposto con la confisca dei beni (fosse pure la cuccia del cane), molto più facile e certa per tutti. Se l’evasione diventa un azzardo poco conveniente e le manette , al contrario, un premio alle nostre malefatte molto meno aleatorio di quanto lo sia adesso, da un lato la gran parte dei contribuenti col vizietto dell’imbroglio dovrebbe adeguarsi (il condizionale resta d’obbligo, trattandosi pur sempre dell’agire dei discendenti del re Italo…) e dall’altro non ci sarebbe più bisogno di inventarsi un condono all’anno. Che poi , a pensar bene , cosa sono in fondo i condoni ? Nient’altro che flat tax a singhiozzo…
Sì, lo ammetto, è una soluzione che moralmente fa schifo anche a chi in questo momento ve la sta sponsorizzando, perché la tassazione giusta di una democrazia matura dovrebbe essere sempre e soltanto progressiva, ma 120 miliardi di evasione fiscale, mettiamoci l’anima in pace, con gli alambicchi giuridici e contabili degli alchimisti del fisco passati, presenti e futuri non si recupereranno mai. Mai.