Articolo di Francesco Caruso Settembre 2016

 

Evabbe’

Se i vocabolari fossero depositari dei veri significati che la communis opinio attribuisce ai più diffusi modi di dire, la voce “e va bene” dovrebbe essere accompagnata dalla seguente spiegazione: “espressione riportata nei cartigli degli stemmi comunali dei municipi siciliani in luogo di apoftegmi e brocardi latini di oscura accezione”.
E va bene (anzi :evabbe’, ovvero “che vuoi che sia”) , infatti, in molti centri della Trinacria è la chiosa finale di ogni discussione, il sigillo imperiale sulle polemiche di paese, il tappo col quale si chiude la bocca allo sprovveduto che si lamenta – che so – per la gestione dei rifiuti, per le buche nelle strade, per il malfunzionamento dei servizi comunali, per la tolleranza alla maleducazione stradale , insomma per tutte quelle trascuratezze e inefficienze che, a torto o a ragione, si è soliti imputare alle inerzie o alla goffaggine delle amministrazioni locali. A prescindere dal loro colore politico, intendiamoci: evabbe’ è una clausola di salvaguardia che transita immantinente da una bocca all’altra col mutare delle maggioranze consiliari. Quando prevale la destra e perde la sinistra- o viceversa – ecco che interi armenti di evabbe’ transumano da un campo all’altro , trovando ospitalità tra i trionfatori pro tempore (protagonisti, comprimari e truppe cammellate) del certame elettorale.
Va tuttavia precisato che il salvifico evabbe’, unguento dotato di prodigiose proprietà terapeutiche in grado di spegnere scintille dialettiche e dispute incendiarie, è solo il genus di una categoria che conta svariate sottospecie, di cui una delle più note e diffuse è l’evabbe’ turistico.
In cosa consiste, vi chiederete. E’ presto detto: è risaputo che da decenni i centri marini dell’ ”isola bella” di carducciana memoria diventano, d’estate, mete di un turismo intenso e spesso fastidiosamente aggressivo. Torme di vacanzieri affamati di sole e salsedine con famiglia al seguito si riversano sulle spiagge siciliane e piantano ombrelloni , tende, accampamenti. In alcuni casi si è sfiorata l’edificazione di vere e proprie città, con tanto di ospedale, scuole ,tribunale e caserma dei carabinieri, mentre quasi sempre la calorosa presenza del vacanziere marittimo ha dato vita a versioni open della prova del cuoco: teglie fumanti di lasagne e cannelloni, trecce di salsiccia lunghe quanto la chioma di Raperonzolo, piramidi di polpettone, torri di costate arrosto, grattacieli di cannoli alla ricotta, in un tripudio pirotecnico di odori, colori e sapori.
Non si potrebbe ? Evabbe’, lasciali fare, fanno girare l’economia (ma quando mai, questi si portano dietro pure gli stuzzicadenti). Oppure : evabbe’ ,lasciali fare, altrimenti non tornano (e sai che perdita…).
Le macchine? Ma parcheggiate in spiaggia, ovvio. Che dici? Non si può fare? L’art. 1161 del codice della navigazione? Mai avuto l’onore di conoscerlo…Se mi capita, con piacere, figurati, gli pago il caffè.
A Palma di Montechiaro mesi fa per la libertà di parcheggio stavano scoppiando i tumulti : il sindaco s’era messo in testa di far rispettare la legge-purtroppo, dopo la chiusura dei manicomi, i malati come questo sindaco sono ormai abbandonati a se stessi- spalleggiato da capitaneria di porto e carabinieri (di certo per timore di contraddirlo, attese le precarie condizioni della sua salute mentale). Apriti cielo: lì, non bastando più l’evabbe’ (non c’è niente di peggio delle persone affette dalla sindrome di legalità, son cocciute come i muli), si è rischiato il forno delle grucce (“pane pane, aprite aprite!!!”) e già c’era chi, indossando magliette con la scritta “NoDemanio”, girava armato di mazze e bastoni.
Ma l’evabbe’ più ineffabile, l’evabbe’ che nella sua disarmata e disarmante innocenza sfiora il lirismo, è l’evabbe’ ambientale, quello che nei comuni isolani a vocazione turistica prorompe dagli organi vocali degli interpellati quando si fa sommessamente notare che tra le fila dei graditi visitatori estivi (ma non solo) si annidano anche fior di zozzoni che lanciano i sacchi di immondizia dalle vetture in corsa o inguaribili nostalgici del cassonetto che si rifiutano pervicacemente di fare la raccolta differenziata laddove attiva e funzionante, andando a creare o ad alimentare vere e proprie discariche abusive a cielo aperto. Evabbe’, tanto tra poco se ne vanno. Se ne vanno loro ma non la loro spazzatura. Evabbe’.