Premio Letterario Paolo Lidestri_Anno 2019

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PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PAOLO LIDESTRI- II^ Edizione – TUSA (Me) – Anno 2019

NOTA: diversamente da quanto indicato nel bando la scadenza per la presentazione degli elaborati è stata prorogata al 6 agosto 2019.

Visualizza e scarica il nuovo bando di partecipazione al Concorso del 2019

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Una generazione senza memoria

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Tra la panoplia di apprezzamenti che ha suscitato quest’anno la scelta delle tracce per la maturità 2019, con illustri intellettuali forse stupiti che un MISE a guida leghista non avesse suggerito temi su Brenno e Vercingetorige (…) , ha destato a sua volta stupore l’alzata di scudi di quei (pochi, per la verità) docenti ed esperti che hanno lamentato il totale scollamento degli argomenti proposti dalla realtà quotidiana dei giovani d’oggi.
L’obiezione ha avuto, come prevedibile conseguenza, l’unico effetto di scatenare il sarcasmo e la fantasia degli utenti dei social, in una gara a chi azzardava la terna più aderente ai desiderata dei maturandi 2019, tra vita e opere di Fedez, esegesi delle fonti di XFactor ed etica del selfie nella società dell’immagine.
E’ indubbio che la gran parte degli studenti probabilmente avrebbe preferito un Bartali giudice a XFactor o uno Sciascia influencer su Instagram, ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: ha ancora un senso in questo Paese studiare il passato? Ha ancora un senso analizzare fatti e personaggi – siano essi scrittori, sportivi o uomini politici – figli di epoche ormai sideralmente lontane dalla vita quotidiana degli adolescenti italiani?
Sì, ha un senso e oggi più che mai. Le ultime generazioni, senza con questo voler generalizzare e affibbiare patenti collettive, paiono talvolta vivere in una bolla di autosufficienza dove la data di nascita del pianeta coincide con quella dei suoi abitanti. A maggior ragione, dunque, è compito della scuola provare a far volgere loro indietro lo sguardo, soprattutto perché così si accorgerebbero che molte delle cose che oggi  a loro non piacciono, a cominciare dal precariato, dai rigurgiti di fascismo e della devastazione del pianeta, trovano i prodromi in ciò che è accaduto o è stato scritto molto tempo prima che nascessero. E’ vero, è la solita sinfonia della Storia maestra di vita, della Storia strumento di comprensione del presente attraverso il passato sentita tante volte dalla bocca dei professori, ma oggi più che mai questa funzione mantica che si attribuisce da sempre agli studi storici, questa capacità di interpretare la modernità per mezzo del già visto e vissuto, appare davvero indispensabile corredo di chi voglia attrezzarsi adeguatamente di fronte alle contraddizioni e alle lacerazioni della società contemporanea.

Francesco Caruso 

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Articolo di Francesco Caruso -Maggio/Giugno 2019

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Antigone a la carte

Ho aspettato fino all’ultimo per scrivere l’articolo del bimestre Maggio – Giugno, poi è arrivata la vicenda Sea Watch e, a scarrozzo, l’ennesimo atto di coglioneria collettiva della sinistra e dei suoi simpatizzanti. C’era dunque, servito su un piatto d’argento, lo spunto per l’ennesimo grido di dolore verso le scelte demenziali di partiti e orientamenti politici che stanno scavando, con pervicace ostinazione e laboriosità degna del miglior Stakanov, fondamenta sempre più solide al potere della destra nazionale, regalandogli almeno un altro decennio di pacchia e sondaggi bulgari.

Ma domenica scorsa,  dopo aver letto il fondo di Travaglio sul FQ online ( Le due curve sud, https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2019/…/le-due-curve-sud/5291057/), ho capito che sarebbe stato inutile scrivere anche un solo rigo sull’episodio : aveva già detto tutto l’allievo di Montanelli, con la solita chiarezza espositiva, lucidità e profondità di analisi che solo i buoni allievi di Montanelli possiedono. Di mio mi riservo solo una annotazione sulla facilità con cui oggigiorno si invoca Antigone ogni volta che una legge non ci piace, malgrado anche su questo punto Travaglio abbia detto la sua (ovviamente molto meglio del sottoscritto): Antigone si invoca nella Germania di Hitler o nel Cile di Pinochet, non nei Paesi democratici. Di questo passo, andrebbe giustificato anche chi non paga le tasse perché non ha i soldi per pagarle o chi si costruisce una casa abusiva perché non ha un tetto sulla testa e il Comune non vuole rilasciargli il permesso di costruire. Nel mondo dell’Antigone a chiamata, poi, non sarebbe nemmeno necessario non avere davvero i soldi o avere l’urgenza del tetto. Basterebbe semplicemente affermarlo, invocando l’eroina della tragedia sofoclea.

Tuttavia conosciamo a memoria le giaculatorie della sinistra quando si parla di evasori (di necessità o meno) e di abusivi (di necessità o meno): lì Antigone e condoni non vanno (giustamente) bene; vanno bene solo quando si parla di immigrati. Siamo dunque di fronte ad uno strabismo valoriale e giuridico che fa pari e patta con quello della destra su evasori (specie se grandi) ed abusivi (grandi o piccoli che siano), ma è uno strabismo che non provoca (come dovrebbe) alcun prurito di vergogna nelle epidermidi di Fratoianni, Zingaretti e compagnia cantante. Lo provoca però nell’opinione pubblica (anche di sinistra) e così dentro l’urna sono poi dolori. Per la galassia progressista però è l’opinione pubblica che sbaglia, ammaliata dalle sirene xenofobe. Un caso  di circonvenzione di incapace di massa, insomma.

Che le cose però non stiano esattamente così e per motivi detti e ridetti centinaia di volte, l’aveva capito perfettamente un comunista doc come Minniti, figlio di una generazione che aveva letto Marx e le sue considerazioni sull’immigrazione dei lavoratori irlandesi in Inghilterra a metà ottocento. Ma Minniti è stato spostato da tempo – manu militari – dalla lavagna dei progressisti a quella dei nipotini di Julius Evola, riducendolo così al silenzio o all’abiura per paura della damnatio memoriae. E in ogni caso…diciamocelo francamente…oggi chi lo legge Marx?

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