Una generazione senza memoria

Tra la panoplia di apprezzamenti che ha suscitato quest’anno la scelta delle tracce per la maturità 2019, con illustri intellettuali forse stupiti che un MISE a guida leghista non avesse suggerito temi su Brenno e Vercingetorige (…) , ha destato a sua volta stupore l’alzata di scudi di quei (pochi, per la verità) docenti ed esperti che hanno lamentato il totale scollamento degli argomenti proposti dalla realtà quotidiana dei giovani d’oggi.
L’obiezione ha avuto, come prevedibile conseguenza, l’unico effetto di scatenare il sarcasmo e la fantasia degli utenti dei social, in una gara a chi azzardava la terna più aderente ai desiderata dei maturandi 2019, tra vita e opere di Fedez, esegesi delle fonti di XFactor ed etica del selfie nella società dell’immagine.
E’ indubbio che la gran parte degli studenti probabilmente avrebbe preferito un Bartali giudice a XFactor o uno Sciascia influencer su Instagram, ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: ha ancora un senso in questo Paese studiare il passato? Ha ancora un senso analizzare fatti e personaggi – siano essi scrittori, sportivi o uomini politici – figli di epoche ormai sideralmente lontane dalla vita quotidiana degli adolescenti italiani?
Sì, ha un senso e oggi più che mai. Le ultime generazioni, senza con questo voler generalizzare e affibbiare patenti collettive, paiono talvolta vivere in una bolla di autosufficienza dove la data di nascita del pianeta coincide con quella dei suoi abitanti. A maggior ragione, dunque, è compito della scuola provare a far volgere loro indietro lo sguardo, soprattutto perché così si accorgerebbero che molte delle cose che oggi  a loro non piacciono, a cominciare dal precariato, dai rigurgiti di fascismo e della devastazione del pianeta, trovano i prodromi in ciò che è accaduto o è stato scritto molto tempo prima che nascessero. E’ vero, è la solita sinfonia della Storia maestra di vita, della Storia strumento di comprensione del presente attraverso il passato sentita tante volte dalla bocca dei professori, ma oggi più che mai questa funzione mantica che si attribuisce da sempre agli studi storici, questa capacità di interpretare la modernità per mezzo del già visto e vissuto, appare davvero indispensabile corredo di chi voglia attrezzarsi adeguatamente di fronte alle contraddizioni e alle lacerazioni della società contemporanea.

Francesco Caruso